“Formazione, un grande vuoto da colmare”

 

 Federdanza - Agis

Relatore: Giacomo Molinari, presidente Aidaf - Aid

 

 

Il tavolo di concertazione preparatorio al convegno di novembre ci offre la possibilità – lo spero – di esprimere la nostra opinione sulle problematiche che affliggono la danza e su eventuali soluzioni alle stesse o alternative alle nuove proposte legislative. Non che in realtà finora non l’avessimo mai fatto, anzi, è purtroppo ormai un lunghissimo periodo - fatto di consultazioni, comunicati, bozze di emendamenti a regolamenti, osservazioni a proposte di legge – in cui il mondo della danza italiana tenta con tutte le sue forze di farsi sentire, di coinvolgere la politica nelle questioni angoscianti che l’hanno portato ormai quasi alla paralisi. Nonostante tutto, chi governa non ha ancora ben compreso alcuni punti fondamentali sui quali si basa, a mio parere, quello che potrebbe essere un positivo cambiamento nello status che ancora oggi costringe e relega la danza in quel famoso “angolo buio” dal quale non si riesce a farla uscire.

Come presidente del comparto della formazione (A.I.D.A.F.) all’interno di Federdanza AGIS, dell’A.I.D. ma anche e soprattutto come docente di danza, sono fermamente convinto che il primo strumento che aiuterebbe a risolvere già il 50% dei problemi della danza è quello di una regolata, efficace e riconosciuta formazione – elemento fondante di tutto il sistema e senza la quale non esisterebbe poi la produzione e la circuitazione stessa del prodotto “danza” in Italia -.

E la formazione ad oggi versa in condizioni disastrose, a partire dal quella – assai esigua – riconosciuta per finire a quella privata.

Il fabbisogno della danza oggi nel nostro paese è coperto quasi interamente da scuole ed istituzioni private, che formano e – in molti casi – perfezionano danzatori che vanno poi ad operare presso compagnie riconosciute, produzioni di vario tipo e presso enti ed istituzioni liriche e statali. L’unica scuola legalmente riconosciuta è attualmente l’Accademia Nazionale di Danza che, con l’innalzamento ad organismo universitario, ha lasciato sotto di se’ un vuoto formativo enorme che deve essere assolutamente colmato, anche se il ruolo importante nella formazione è stato di fatto sempre ricoperto da enti diversi (scuole degli enti lirici) o privati, che hanno rapporto diretto con la cultura e lo spettacolo.

Di contro, le scuole private delle grandi città si sono di fatto sostituite al ruolo formativo di base precedentemente – precariamente ed insufficientemente - ricoperto dall’Accademia, ma per questo non ricevono alcun riconoscimento ne alcun sostegno.  Parlo di quei centri all’interno dei quali operano docenti di fama nazionale ed internazionale che sono in grado di formare al mestiere di danzatore quei giovani veramente dotati che spesso non riescono ad accedere alla struttura statale e che ricevono invece in queste scuole il giusto orientamento.

Per prima cosa quindi, a mio parere, lo Stato dovrebbe finalmente accorgersi di queste strutture, dare loro fiducia e credibilità, sostenerne economicamente una parte dell’oneroso fabbisogno, riconoscerne l’operato e, percorrendo la strada che fu già della musica circa trent’anni fa, dare loro la possibilità di crescere e di rilasciare titoli validi ai fini della formazione professionale.

Quindi, sostenere i giovani coreografi che intendono mettersi alla prova con nuove produzioni, dando loro la possibilità di usufruire di centri sovvenzionati idonei alla realizzazione delle opere (centri di produzione) all’interno dei quali trovare anche supporto organizzativo – oltre che logistico ed economico -, non costringendoli così a ricoprire ruoli e mansioni che non si addicono loro (oltre che coreografi, sono costretti a diventare presidenti di associazione, costumisti, scenografi, commercialisti, organizzatori, fonici, macchinisti, datori luce ecc.).

Infine, chiediamo al governo di fare in modo che si crei finalmente un mercato per la produzione di danza, un mercato che sostenga veramente lo spettacolo dal vivo con adeguati finanziamenti e con una rete di distribuzione sul territorio nazionale atta alla divulgazione omogenea ed equa del prodotto danza.

Giacomo Molinari 

Presidente A.I.D.A.F., Presidente A.I.D., docente e coreografo.