ALCUNE RIFLESSIONI PER RILANCIARE

GLI SPETTACOLI DI DANZA IN ITALIA

 

Liliana Cosi, direttrice artistica della

Compagnia balletto classico

Liliana Cosi - Marinel Stefanescu

 

 

Premessa

 

Mi sembra sia importante vedere i problemi della danza in Italia nel contesto reale della situazione finanziaria e internazionale italiana odierna. Per questo mi sembra improponibile fare richiesta di aumentare lo stanziamento di denaro pubblico verso le Compagnie di balletto. Si devono trovare vie alternative.

 

1° - Riqualificare il ruolo dell’arte e della danza nel nostro Paese

 

Per rilanciare l’attenzione pubblica verso la danza, sarebbe importante mettere in evidenza il ruolo culturale che la danza può offrire al Paese attraverso il suo peculiare linguaggio. Per far questo la danza, come tutte le arti, deve uscire dal suo mondo individualista e riscoprire la sua funzione sociale.  Il direttore d’orchestra George Solti usava dire che la musica non può  creare l’unità politica, può invece guarire l’odio e sanare le ferite. Così ogni arte, così la danza.

Ma è così?

Da decenni ormai, voci autorevoli si sono elevate  nella denuncia del crollo della cultura che la società sta vivendo, da Solgenitzin alla Zambrano[1]. Solgenitzin individua nel ‘” sottostare dei beni  culturali  alla legge di mercato”,  una delle cause dell’abbassamento di livello culturale e poi, in un articolo di alcuni anni fa sul Resto del Carlino[2], prosegue: “ In questa atmosfera la parte creatrice della cultura deperisce, e soprattutto ciò che riguarda il concetto filosofico del mondo, le scienze teoriche più elevate e prima fra tutte l’arte intera. L’artista sapendo di non aver più grandi conoscitori e arbitri, finisce col rinunciare ad essere esigente con se stesso. La richiesta di opere di consumo superficiale lo alimentano sempre più nella strada della mediocrità. Cadono così numerose forme d’arte, che degenerano in un mestiere di basso livello. I sondaggi d’opinione, ottengono la giustificazione desiderata alimentando la sazietà nel continuo abbassamento di livello….“ .  

Tutto ciò ci riporta ad immagini ancora purtroppo molto attuali nel panorama ‘culturale’ italiano.

Mi è piaciuto leggere il pensiero di un pittore dell’avanguardia torinese, Piero Gilardi,  impegnato in prima persona ad imprimere forse una svolta di tendenza: “L’arte non è più quella produzione di emblemi estetici autoreferenziali, ma si trasfonde in un agire relazionale tra le persone e quindi è un percorso in fieri … Questo ampliamento dell’estetica, all’insegna dell’ “arte di vivere” ha un forte significato etico [...], dà vita ad una nuova morale fondata sul rapporto con l’Altro da sé, e quindi con una pluralità sociale”.  Ancora più forte e più incisivo, soprattutto per la sua produzione artistica è il noto regista russo Tarkovski: "... Ritengo che il mio dovere consista nel far sì che l’uomo avverta in sé l'esigenza di amare, di donare il proprio amore, che senta il richiamo  del bello quando vede i miei film”

Certamente ognuno si esprime con le sue sensibilità, ma tutti con le proprie responsabilità.

L’arte è sempre un fatto pubblico, non dobbiamo dimenticarlo.

 

La responsabilità di noi artisti, di noi dirigenti di Compagnie, è quella  di guidare il gusto del pubblico, non di seguirlo.  Gli artisti, nella loro storia lo hanno sempre fatto. Così facendo si collabora realmente, alla vera politica,  si contribuisce a sostenere  la gioventù, ad indicare dei valori, delle priorità. Si chiede al mondo della cultura di ridare un’anima alla società. Se l’arte se ne disinteressa, se l’arte si associa al consumismo, chi lo farà?

Per sfatare la nota domanda di Heiddeger  relativa al senso dei poeti, degli artisti nel contesto tragico di una guerra, vorrei offrire il pensiero di un sociologo poeta,  in seguito ai fatti dell’Iraq, esso ci rinforza nella nostra tesi: «E si può resistere, riteniamo, ricorrendo alle risorse della Bellezza, concentrandosi cioè sulla bellezza e sul suo messaggio che passa attraverso il mondo: in questo senso l’artista, il poeta – anch’egli attore sociale a pieno titolo – ha un ruolo importante da svolgere nei nostri sistemi contemporanei, anche e soprattutto quando nella società incombe la brutalità e la violenza, quando la guerra dilata coi i suoi lutti i sentimenti di odio e di vendetta. L’artista ha il compito di testimoniare comunque, …, il valore pieno e il primato della bellezza come modo di approccio al mondo. La primavera ritorna con i suoi fiori e i suo colori, essa va oltre le distruzioni operate dai conflitti e sopravvive con il proprio ciclico rinnovarsi all’usura dei sistemi socio-politici. L’artista ci indica così che non è tempo perduto il soffermarsi ad accogliere e celebrare la bellezza del mondo nelle sue innumerevoli manifestazioni, perché essa ha valore in sé e perché la bellezza non esclude, ma anzi presuppone l’amorevolezza e la compassione per l’uomo e per ogni vivente».[3]

 

2° - Proposte:

 

Ho fatto questa premessa perché ho voluto puntualizzare il nodo della danza in Italia: la qualità (in senso ampio) – è evidente che se si vuole maggiore attenzione dagli organi di governo bisogna che  il nostro operato artistico sia sempre di valore.

Noi lo sappiamo che l’arte, la poesia, la bellezza, l’armonia, non sono un optional  della vita ma parte essenziale di essa, quindi dobbiamo avere il coraggio di farcene carico attraverso le nostre produzioni. Potrebbe essere una controtendenza al ‘non senso’ attuale, o meglio una nuova tendenza nella piena libertà a seconda del talento di ogni operatore e artista.

 

Ed ora per offrire qualche idea pratica non prenderò in considerazione tutto il grande mondo che ruota attorno alla danza in Italia ma solo l’attività delle Compagnie già costituite.

 

La via per migliorare la situazione di molte Compagnie italiane potrebbe essere quella di chiedere al Governo, nelle sue diverse legislazioni, di  lanciare un messaggio, qualcosa di concreto, ai Comuni, alle Province e alle Regioni italiane, per favorire gli spettacoli di balletto, offrendo anche un incentivo, senza specificare il genere, anzi indicando la varietà dei generi di danza, classico, neo-classico, contemporaneo, ecc.  

Questo ovvierebbe al fatto che non potendo aumentare i soldi alle Compagnie, queste potrebbero trovare maggiori richieste di spettacoli nelle programmazioni locali pubbliche. Oltre ad aumentare il lavoro, si diffonderebbe la politica della danza al pari delle altre arti,  e il largo pubblico, anche i giovani comincerebbero ad avere più occasioni per conoscere le diverse forme della danza.

Attualmente, invece, nelle leggi regionali e locali è facile trovare indicazioni che privilegiano solo ed esclusivamente le produzioni, la programmazione di danza contemporanea. Questo fenomeno sta deviando l’arte della danza togliendole la sua reale fisionomia. Un ramo, un fiore non può reggersi senza la linfa vitale che viene dal tronco e le radici, queste sono parte integrante della funzione e della bellezza del fiore stesso. Semmai ci fossero degli incentivi questi dovrebbero essere per la forma più elevata della danza (che è appunto la classica) e che è anche la più difficile da sostenere, come infatti avviene in parallelo con la musica sinfonica. Invece negli ultimi anni, come reazione ad anni di politica che ha mirato esclusivamente a sostenere le produzioni, i festival di danza contemporanea, ora i teatri richiedono i titoli del grande repertorio, anche a Compagnie minori,  e così si assiste ad una invasione sul mercato di Compagnie straniere, dell’Est europeo, di non buona qualità soprattutto dal punto di vista degli allestimenti, che offrono a prezzi ‘imbattibili’ spettacoli del grande repertorio classico, riducendo di molto l’operatività delle compagnie italiane.

Sono convinta che il genere, lo stile delle produzioni lo deve decidere la Compagnia stessa in relazione ai suoi coreografi, alla sua fisionomia, e non in base a mode di mercato sollecitate da una politica non lungimirante.

Nella libertà, nel rispetto delle diverse identità, ogni Compagnia si staglierà per quello che è, e il pubblico potrà scegliere secondo il suo gusto.

 

Questi suggerimenti hanno l’obiettivo di ridare alla danza una maggiore diffusione una più larga popolarità.

 

Ottobre 2007

Liliana Cosi

 

 



[1] Così si è espressa: Stiamo vivendo una delle notti più buie che abbiamo mai visto”

[2] Resto del Carlino del 24 /1/1998

[3] G. Gasparini, Riflessioni atipiche sulla guerra in Iraq, in “Aggiornamenti Sociali” 5 (2003), p. 394.