La "cultura della danza" in Italia

 

Università di Bologna

Relatore: Eugenia Casini Ropa

 

Quando si parla di "cultura della danza", si intende non solo l'insieme delle attività di danza che si realizzano in un Paese, ma anche e soprattutto il complesso di conoscenze, studi e ricerche sulla danza in ogni suo aspetto e forma, che vengono elaborati e che trovano diffusione ai diversi livelli della cultura e della società. In questa direzione l'Italia, pur avendo gloriosi trascorsi artistici, ha mosso solo da poco passi seri e consapevoli, al contrario di molti altri Paesi in cui la danza è considerata da sempre arte non "minore" ed è conosciuta e studiata, al pari della musica o la pittura o il teatro, come fenomeno di rilievo della cultura e della civiltà.

Da una quindicina d'anni, con il faticoso ingresso nel 1992 della storia della danza nell'università e la successiva nascita di associazioni e gruppi dedicati alla ricerca e alla diffusione delle conoscenze in ambito scolastico e sociale, si è iniziato un percorso interessante, che ha incrementato le iniziative di carattere culturale, l'editoria di settore e il crescente interesse per la formazione del pubblico degli artisti, dei produttori e dei promotori.

Oggi la storia della danza si studia in almeno una decina di università italiane e da tre anni esiste a Bologna, all'interno della laurea specialistica in Discipline teatrali, un percorso specifico dedicato alla formazione storico-critica sulla danza. L'interesse degli studenti di discipline umanistiche - ma non solo - è davvero alto in tutto il Paese e aumenta di anno in anno.

Fin qui gli aspetti positivi e promettenti. Ma, in realtà, moltissimo c'è ancora da fare, ed esistono serie minacce alle conquiste fatte. A Bologna, ad esempio, per i tagli apportati ai bilanci universitari e le continue riforme degli ordinamenti, il giovane corso specialistico in danza verrà cancellato dai piani di studi a partire dal prossimo anno accademico 2008-2009, facendo morire così l'unica possibilità di approfondimento scientifico in ambito universitario esistente nel Paese.

Non solo, ma, agli altri livelli dell'istruzione pubblica, la danza non è contemplata né come insegnamento storico, né come educazione artistica; anzi, i progettati licei musicali e coreutici non hanno ancora avuto la possibilità di decollare.

L'unica opportunità della danza di entrare nelle scuole (dalla materna alle superiori) è costituita da laboratori di esperienza pratica, davvero preziosi là dove esistono, ma lasciati alla discrezionalità dei presidi, legati ai pochissimi fondi per attività complementari, di durata quasi sempre troppo breve e molto irregolarmente presenti sul territorio italiano. Altrettanto preziosi ma rari sono i corsi di aggiornamento per insegnanti sulla storia e la valenza pedagogica - in altre nazioni giustamente ritenuta molto alta - della danza.

Occorre quindi, per incrementare la cultura della danza e quindi favorirne la conoscenza e l'apprezzamento nella società, un'attenzione particolare della politica culturale a diversi livelli: non solo l'indiscutibile aiuto agli artisti, alle compagnie, ai teatri e ai circuiti, ma anche una strategia di diffusione a tutti i livelli dell'istruzione pubblica nei modi adeguati alle diverse fasce d'età, con uno sguardo particolare al problema della formazione dei formatori, nelle università e negli istituti di alta formazione artistica. Occorre inoltre che i mezzi pubblici di comunicazione, e soprattutto il mezzo principe, la televisione, si adoperino per fornire un'immagine della danza non solo popolarmente ludica e unilaterale, ma mettano in luce le sue diverse modalità antropologiche, pedagogiche, artistiche e la sua storia all'interno della cultura di ogni tempo e luogo, cosi da renderla elemento noto e familiare a chiunque.

Solo così la danza potrà trovare un posto adeguato come componente non sottovalutata della cultura italiana e contribuire così utilmente alla sua complessità e alla sua crescita.

 

Eugenia Casini Ropa

Università di Bologna