“Quella confusione tra scuole private e palestre dove l’arte diventa uno sport”
FIDA (Federazione Italiana Associazioni Scuole Insegnanti Danza Abilitati)
Relatore: Roberta Andreini Tosi
A fronte di Scuole di Danza con Insegnanti che hanno conseguito titoli di Stato presso l’Accademia Nazionale di Danza, titoli sinora resi non spendibili dalla situazione di fatto che ha prodotto una vera jungla nel mondo coreutico, esiste un continuo proliferare delle più disparate scuole.
In esse l’insegnamento è gestito da persone spesso ricche di esperienza, passione, creatività, che non hanno però mai voluto dare prova allo Stato del livello della propria professionalità, ma ancora più spesso è gestito da persone del tutto autoreferenziali.
Al di là del fatto che la Danza, coinvolgendo tutta la persona umana, corpo, mente e cuore, se insegnata in modo inappropriato provoca danni irreparabili non solo al singolo utente, ma alla Società sulla quale ricadono costi ormai inaccettabili in termini economici, sanitari e culturali, il proliferare incontrollato delle scuole di danza private induce uno stato di assoluta confusione e non chiarezza che di fatto priva di libertà l’utente, raggirato, circuito, ammaliato, illuso da una ridda di proposte pubblicitarie sempre più spesso false ed ingannevoli, a partire dalla denominazione (Accademia o Università) sino al preteso rilascio di lauree e titoli “validi”, che l’utente non ha strumenti per poter decodificare.
Sicuramente la situazione delle scuole private di Danza è tale da renderle in massima parte ormai rispondenti ai criteri operativi dell’imprenditoria, della gestione aziendale il cui obiettivo è il business e sempre meno rispondenti ai criteri che caratterizzano la Scuola “per eccellenza luogo a servizio della cultura, della formazione ed educazione”.
A tanto aggiungasi il proliferare indiscriminato di corsi di danza in palestre ove si crea confusione tra danza, che è Arte e Sport (antitesi dell’Arte). Ma si è giunti al paradosso che le scuole di danza aderenti ad Enti di promozione sportiva godono di agevolazioni fiscali, mentre le scuole configurate come attività culturali non godono di alcunché.
Poi, nella scuola pubblica e paritaria si moltiplicano progetti coreutici nell’ambito dell’autonomia, che di fatto sono mere scuole private,a pagamento, ove si giunge all’assurdità che un Dirigente scolastico, privo di alcuna competenza specifica, assuma docenti di suo gradimento per insegnare Danza persino nei Licei che già vengono proditoriamente definiti “Coreutici”: unico scopo è il business. Infatti non vengono rispettati né i parametri per l’assunzione dei Docenti, né la flessibilità curricolare, né i percorsi scolastici intrapresi, che vengono interrotti, ne viene cambiata la natura nel più totale disprezzo dell’utente. Eppure talvolta a queste realtà vengono anche destinati cospicui fondi da parte delle P.A.
Diviene urgentissimo, a tutela dell’utente e soprattutto della Cultura:
1° Costituire Albi professionali nel settore Coreutico, distinguendo e definendo titoli e ruoli di tutti gli operatori. Come per ogni altra professione sia perseguibile quindi l’abusivo esercizio di professione.
2° Definire le competenze specifiche degli Insegnanti di Danza anche nel settore privato, dato che nella fascia d’età scolastica, essendo la scuola deputata a fornire allo studente degli strumenti per la sua crescita culturale, viene insegnata la tecnica che consente di esprimersi attraverso l’Arte.
3° Definire gli standard minimi di qualità per le scuole di Danza.
4° Istituire Organi di Controllo di assoluta serietà ed obiettività che verifichino anche nell’arco degli anni l’operato delle scuole private, in relazione ad obiettivi minimi di insegnamento e di apprendimento, oltre alle caratteristiche strutturali delle scuole stesse.
5° Nella Istituzione dei Licei Musicali e Coreutici venga data la priorità all’area caratterizzante, distinguendo la Direzione Artistica da quella culturale-scientifica (così come avviene in altri Stati europei). Vengano cioè possibilmente affiancati a Centri accreditati coreutici percorsi scolastici per un processo formativo integrato e non viceversa.
6° Sia definita la Danza quale Arte differenziata dallo sport. A quest’ultimo può corrispondere solo come supporto nel suo aspetto di attività corporea, ma neppure in questo senso obbedisce agli aspetti specifici dello sport stesso. Pertanto non può essere neppure utilizzato il termine “danza”.
7° Ogni e qualsiasi iniziativa sia volta a definire il ruolo assai importante della scuola di danza privata:
a)selezionare e fornire alle Scuole Istituzionali studenti in grado di affrontare studi professionalizzanti.
b) diffondere l’amore anzi la passione e la cultura della Danza per formare un pubblico competente.
8° Vengano riconosciute Federazioni Associative referenti, per l’applicazione dei medesimi benefici fiscali applicati ad Enti di promozione e Federazioni sportive.
Le proposte sopra esposte non richiedono intervento economico da parte dello Stato, ma in via esclusiva la determinazione di regole precise e l’applicazione della legislazione già esistente.
La FIDA conferma la piena disponibilità, senza oneri per lo Stato, alla collaborazione per riportare ordine e chiarezza, per dare spazio alle competenze specifiche i cui titoli sono rilasciati dallo Stato, a tutela dell’utente(infanzia e adolescenza), della Danza e dei diritti acquisiti da chi ha compiuto , assumendosene tutti gli oneri, i percorsi di studio istituiti e indicati dallo Stato.
Federazione Italiana Associazioni Scuole Insegnanti Danza Abilitati (FIDA)
Rappresentati all’incontro di Roma dalla signora Roberta Andreini Tosi di Bergamo