Insegno danza dall'età di 20 anni, quando già danzatrice nel corpo di ballo del Teatro Massimo Bellini di Catania, tutti i lunedì partivo per Caltagirone dov'era una scuola gestita da una diplomata all'Accademia di danza di Roma (oggi Università).Ho sempre amato il mio lavoro, la danza e tutto ciò che la arricchisce (in particolar modo la danza classica). In Teatro si smise di lavorare nel 1993, quando io allora trentenne ed altri ragazzi ci trovammo di colpo da stagionali a...niente. L'età era già alta per andare a girare per il mondo e quindi tanti di noi aprirono le scuole di danza,l'unica cosa sulla quale può ripiegare un ballerino che si è dedicato con passione al suo lavoro. All'inizio mi sono sentita proprio di aver ripiegato, ma col tempo mi sono appassionata all'insegnamento, anzi insegnando ho capito meglio tante cose anche su me stessa, il contatto con i bambini apre la mente a tante emozioni e ti fà chiedere tanti perchè oltre a farti sentire responsabile in parte anche della loro crescita.

Non sono una diplomata in Accademia e spesso questo mi si è fatto pesare in tante occasioni (per fortuna non sono la sola!). Non ho nulla contro le diplomate, però sono loro un pò ostili nei nostri confronti. Quello che voglio comunicare è che secondo la mia modesta esperienza (oggi ho 44 anni), l'insegnamento della danza oltre ovviamente ad una adeguata preparazione, per me è soprattutto un fatto di coscienza e consapevolezza delle proprie capacità ed esperienza e soprattutto nel sapersi rendere conto del punto oltre il quale è meglio perdere l'allievo consegnandolo ad istituzioni,Accademie o altro che lo passano completare. Bisognerebbe pensare più al bene dell'allievo che alla cassa della scuola,bisognerebbe fare un giro per tutte le innumerevoli scuole,palestre o altro per verificare di fatto chi siamo, come insegniamo, al di là dei titoli che si possiedono.

Quì a Catania (come ovunque) è pieno di persone che ogni mattina si svegliano e si improvvisano insegnanti di danza,ma è pure pieno di diplomate che dietro il valido titolo non sempre si impegnano o conoscono realmente la materia(non tutte ovviamente).Al di là del titolo ci vorrebbe una specie di commissione che girasse l'Italia in lungo e in largo per verificare in sala cosa si fà,tenendo conto del fatto che anche se è vero che noi privati non possiamo fare le famose selezioni fisiche è pure vero che possiamo insegnare una postura corretta,una tenuta delle caviglie,i passi di danza,la terminologia e far amare lo stesso la danza a tutti quelli che vogliono farlo,creando anche un pubblico di amanti del settore per il domani. Insegnare loro il rispetto per l'arte,il sacrificio piacevole della frequenza giornaliera,la cura per il proprio corpo,e in più (almeno nella mia esperienza)scoprire ragazzi volenterosi e con talento da preparare e mandare in posti più professionali,cosa che io ho fatto (ho allievi sparsi al San Carlo, alla Scala, al Balletto di Roma, all'English National Ballet, alla Elmuhurstschool -Birmingam).

Ho sempre avuto voglia di crescere e migliorarmi,frequentando corsi di aggiornamento,ospitando da me docenti dell'Università (Prof. Cacacciolo), spinto gli allievi a fare stage e concorsi,spettacoli belli e brutti........Tutto questo solo per dire che è sbagliato ridurre il discorso come spesso succede al famoso titolo , ora addirittura laurea in danza. Benvenga chi ce l'ha e chi lo può prendere, ma anche volendo: chi può a 40 anni passati provare a laurearsi in danza ora che gli esami da sostenere sono quelli di una ballerina giovane e in forma? Insegnare è un'altra cosa, certo occorre aver danzato per capirne ,ma quando sei già grande che fai? Ti fanno fuori? Forse sarebbe meglio girare per le scuole ed esaminare gli allievi non le maestre. Mi scuso per la lunghezza del discorso ma per me è stato un piacere poterlo fare.

 

Patrizia Perrone

(Arteballetto-Catania)