la grave assenza dello stato

 

 

 

Come è stato evidenziato lo scorso 29.04.07 in occasione della presentazione del Tavolo Nazionale dei Coordinamenti e delle Reti Regionali della Danza Contemporanea, «siamo in presenza di una vera e propria crisi di sistema che impone un radicale ripensamento di tutto il meccanismo legislativo».

Si dovrebbero perciò coinvolgere numerosi Ministeri: Beni e Attività Culturali, Pubblica Istruzione, Salute, Politiche Giovanili e Attività Sportive, Lavoro, Dipartimento per i diritti e le pari opportunità.

Guardando solo all’ambito della FORMAZIONE, emergono questi problemi:

1.      Difetto della diffusione di una corretta cultura della danza tra la popolazione media. Pregiudizi diffusi, immaginario collettivo incanalato dalla televisione sugli unici binari della danza televisiva e del balletto classico. Totale disinformazione sugli aspetti salutistici e formativi correlati con la danza.

2.      Assenza di normative specifiche sulla qualifica degli insegnanti di danza nell’insegnamento privato. In conseguenza della sentenza della Corte Costituzionale n. 240 del 10.07.1974 si è verificato un allargamento “a macchia d’olio” di scuole private di pessima qualità. Tale fattore, ormai divenuto incontrollabile, nuoce non solo alla salute dei giovani, ma anche alla corretta diffusione della cultura della danza. La scuola di danza privata di fatto non è altro che un’attività commerciale che spesso diffonde informazioni distorte sulla nostra arte, così gli insegnanti competenti e preparati non solo faticano a trovare lavoro ma, per sopravvivere, devono fronteggiare una concorrenza sleale che li costringe a scendere a compromessi frustranti e in contrasto con la propria etica professionale. La mancanza di informazione sui rischi che i giovani in mano a insegnanti non adeguatamente preparati corrono per la loro salute, consente il proseguire indisturbato di quello che, a mio avviso, è un vero e proprio reato. Faccio presente che la sentenza della C.C. all’articolo 5 specifica: «nulla toglie, naturalmente, quando l’insegnamento privato della danza si estrinsechi nella forma di istituzioni scolastiche organizzate ed aperte a chiunque voglia ad esse iscriversi, ai poteri di vigilanza e di repressione spettanti allo Stato a tutela del buon costume, della salute e della pubblica fede». Si dovrebbe dunque agire a partire da questi principi coinvolgendo anche il Ministero della Salute e il Ministero delle politiche giovanili e attività sportive.

3.      L’insegnante di danza non esiste come categoria lavorativa, dunque non c’è nessun tariffario che regoli il pagamento delle sue prestazioni. Ricordiamo che l’ambito delle professioni regolamentate riguarda quelle per le quali è previsto l’esame di stato, propedeutico all’iscrizione ad ordini o collegi professionali. A causa dell’inesistenza di tale tariffario i gestori delle scuole pagano o a percentuale sulla retta pagata dagli allievi (di solito il 30%) oppure un tanto all’ora (a Roma circa 15/18 € netti, indipendentemente dalla durata effettiva della lezione). Inoltre difficilmente l’insegnante è messo in regola (contributi, contratti di lavoro ecc...) e spesso le paghe sono in nero. Perciò a maggior ragione si rende necessario un DIPLOMA DI STATO (come in Francia). Questa voce è di competenza del Ministero del Lavoro.

4.      Presenza di un’unica istituzione statale preposta alla formazione dei docenti, che finisce così per essere riservata solo ad un’élite: lesione del diritto alle pari opportunità. Questo fattore, unito all’altro menzionato sopra dell’assenza di normative, ha favorito il dilagare di “corsi di formazione per insegnanti di danza”, di svariate impostazioni (400/600 ore e a volte addirittura 60!), indetti da strutture private (non sempre affidabili) o avvalendosi dei bandi regionali e/o provinciali per la formazione professionale, oppure organizzandoli autonomamente senza seguire criteri accreditati (che d’altronde non esistono!) e facendosi pagare profumatamente.

5.      Assenza della danza nel sistema dell’istruzione italiano. Anche nel redigere le recenti Indicazioni Nazionali per la Scuola Primaria la Commissione del Ministero della Pubblica Istruzione ha ignorato del tutto le valenze educative e formative della danza. I laboratori di danza educativa nelle scuole sono possibili solo grazie alle iniziative autonome degli insegnanti di danza che si autopropongono ai dirigenti scolastici, spesso dovendo faticare non poco per far comprendere il valore formativo del laboratorio medesimo e quindi trovandosi nella necessità di “mascherare” l’attività sotto altre denominazioni (“espressività corporea”, “educazione al movimento” e così via), quasi che la parola “danza” fosse sinonimo di “peste”. Inoltre, anche in questo caso è presente il problema della preparazione dei docenti che si autopropongono alle scuole: non vi è alcuna garanzia sulla loro effettiva competenza, perché la maggior parte dei dirigenti scolastici ignora la situazione generale della formazione in danza e l’insegnamento di questa è, appunto, LIBERO!

 

VALERIA MORSELLI

Insegnante di danza

diplomata presso l’AND