Proposte per il convegno nazionale sulla danza

 

La danza esiste da sempre.

Il danzatore esiste da sempre, da prima ancora che fossero create le leggi.

La danza vive nell’uomo e con l’uomo da tempo immemorabile.

Ma fino ad ora, forse proprio perché la danza è qualcosa di così grande da non poter essere rinchiusa dentro ad una serie di norme , non esiste ancora uno strumento legislativo che possa regolarne con chiarezza  l’attività professionale.

Questo per mettere in chiaro che chi danza  è –prima di tutto- un professionista del settore.

Noi  pensiamo che sia necessario trovare un punto d’inizio per migliorare la nostra situazione lavorativa, che attualmente costringe noi danzatori praticamente all’invisibilità.

Per questo è molto difficile visualizzare su una scala di priorità di cose da fare, quali siano quelle più importanti. Noi ne abbiamo scelte alcune:

 

1)

Un punto di discussione secondo noi cruciale è quello di riconoscerci come vera e propria categoria lavorativa, con un nostro codice numerico di riconoscimento all’interno dell’ente previdenziale che si occupa di noi (ENPALS).

Qualcuno potrà obiettare che la categoria del ballerino c’è già…ed è proprio qui il nocciolo della questione.

Il ballerino e il danzatore sono due professioni differenti, con una formazione differente, a volte complementare, a volte le due strade si possono sfiorare, ma gli obiettivi e le modalità per raggiungerli restano comunque lontani tra loro.

A nostro parere, alla luce di questi fatti, emerge con prepotenza l’esigenza che venga riconosciuta la figura del danzatore contemporaneo, ben distinta dalla categoria “ballerino tersicoreo”, che racchiude tante altre realtà a noi lontane.

Teniamo a dire che non vogliamo “distinguerci” da qualcosa o qualcuno, ma semplicemente vorremmo riconoscerci nella dicitura che compare nei nostri contratti di lavoro, dove non si è mai vista scritta la qualifica DANZATORE, né tantomeno le parole DANZATORE CONTEMPORANEO.

 

Vorremmo spendere due parole anche per descrivere l’attività attuale del danzatore contemporaneo, e le capacità che attualmente gli vengono richieste.

Nell’immaginario comune si pensa che il danzatore sia semplicemente un esecutore. Immagine ormai appartenente ad un passato ,che comunque continua a coesistere con il presente.

Invece, nel corso di questi ultimi due decenni, sotto la spinta di un’inevitabile evoluzione, la formazione di un danzatore contemporaneo è radicalmente cambiata.

Ora la formazione prevede una totale predisposizione alla multidisciplinarietà tra i vari linguaggi artistici (arti visive, musica, recitazione, etc..), ed una capacità di autonomia creativa che può portarlo a diventare anche autore e coreografo di sé stesso.

 

Quindi proponiamo di aggiungere (ma non di sostituire) all’interno dell’elenco delle categorie lavorative dell’ENPALS, alla figura del ballerino tersicoreo, già esistente, la figura del danzatore contemporaneo.

Quindi il riconoscimento di una categoria professionale già esistente in ambito professionale ma priva di qualsiasi visibilità in ambito istituzionale.

 

E’ chiaro che questo ai fini legislativi magari non comporterebbe grandi cambiamenti nell’immediato, ma quello che speriamo di ottenere è cambiare un modo di pensare, riuscire a contrastare una visione parziale nella cultura della danza, che si annida sia tra gli addetti ai lavori che non. Attraverso questo semplice e raggiungibile passo noi vogliamo innescare qualcosa che possa diventare sostanziale col passare del tempo.

Senza dimenticare il peso delle parole.

2)

Siamo coscienti della situazione drammatica in cui versa lo spettacolo dal vivo, soprattutto la danza; in special modo dopo che i tagli al FUS, effettuati durante la precedente legislatura, hanno letteralmente messo in ginocchio un settore già da tempo considerato la cenerentola delle arti.

Chiediamo con forza che venga finalmente data una legalità formale alla nostra posizione lavorativa.

In che modo?

Partendo dal riconoscimento dei diritti previdenziali e l’accesso agli ammortizzatori sociali come lavoratori dello spettacolo.

In tal proposito siamo venuti a conoscenza che anche i maggiori sindacati nazionali si stanno muovendo in tal senso per discutere col governo il problema, e questo non ha fatto altro che rafforzare il nostro desiderio di essere come tutti gli altri lavoratori italiani, come tanti altri lavoratori dello spettacolo facenti parte di altre realtà europee con uno stato sociale più avanzato del nostro.

Quindi proponiamo formalmente che:

Venga formulata una normativa nazionale che  inserisca la categoria del danzatore contemporaneo come lavoratore discontinuo dello spettacolo, al fine di acquisire gli stessi diritti previdenziali (malattia, infortunio, maternità e sostegno al reddito) di tutti gli altri lavoratori italiani e di analoghe figure dei paesi comunitari, diritti spesso solo enunciati e molto più spesso espressamente negati.

 

Infine, per chiudere l’argomento, vorremmo porre un accento sul fatto che per i teatri la tassa SIAE sugli spettacoli di danza è molto più alta rispetto agli spettacoli di prosa. Questo crea un clima avverso per cui i programmatori inseriscono con molto indugio spettacoli di danza all’interno delle loro stagioni.

Anche questo sicuramente non aiuta la diffusione e la promozione della danza, soprattutto di quelle compagnie o gruppi che non godono di ampia visibilità..

Quindi proponiamo di adeguare la tassazione sugli spettacoli di danza ai parametri utilizzati per gli spettacoli di prosa.

 

3)

Come ultima proposta vorremmo affrontare il tema del sostegno alla creazione all’interno della legge nazionale sullo spettacolo dal vivo, in relazione anche alla stesura della legge regionale per lo spettacolo dal vivo, nel caso della Lombardia ancora da fare.

 

Siamo assolutamente d’accordo su quanto proposto a livello regionale di abolire la regola che vieta ai programmatori di inserire nelle stagioni spettacoli di compagnie NON sovvenzionate. Anche perché –almeno nella nostra regione- queste si contano sulla punta delle dita, e così per tutti gli altri l’unico luogo in cui si riescono a proporre i propri lavori sono le varie rassegne e festival di non facile accesso.

Se questo fosse realmente realizzabile rappresenterebbe davvero un primo passo importante di apertura significativa.

Questo però NON cambia le condizioni in cui i coreografi e i loro interpreti , a volte, sono costretti a lavorare : sale prova rumorose e non adeguate (quando si ha la fortuna di averne una a disposizione!!!) costi per affittarle davvero proibitivi, impossibilità di formulare e provare un disegno luci, etc.

Anche per queste problematiche in Italia si resta ‘giovani coreografi’ fino a quarant’anni e oltre.

Noi crediamo che debba essere fatto uno sforzo in più da parte delle istituzioni, introducendo la formula delle sovvenzioni a progetto, per aiutare soprattutto le persone che non hanno la possibilità di avere condizioni soddisfacenti di lavoro a portare a termine le loro creazioni.

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Attualmente in Italia le uniche forme di aiuto sono le (rare) residenze coreografiche, dove viene concesso l’utilizzo di uno spazio, oppure alcune forme di sovvenzioni regionali o comunali che però sostengono soprattutto eventi e comunque alle quali non si può accedere se non con delle caratteristiche ben precise (associazione costituita da almeno due anni, un minimo di ore lavorative garantite, e tante altre) che nessun giovane coreografo possiede.

La vera novità sarebbe quella di una vera e propria produzione, attraverso bando aperto a tutti, anche a coloro che non hanno una compagnia o un’associazione precostituita.

All’estero, neanche troppo lontano -come ad esempio la Svizzera- questa metodologia di sostegno alla professione è già collaudata da tempo, e molte persone hanno avuto buone  possibilità di crescita sia artistica che lavorativa.

 

Questa tanto citata ‘qualità’ di cui sempre si parla si può ottenere solo attraverso l’impagabile opportunità di dedicarsi per un lasso di tempo esclusivamente al proprio lavoro a tempo pieno, in un luogo appropriato e con la possibilità di pagare i propri interpreti.

Questo , secondo noi, cambierebbe davvero la qualità della fase creativa di un lavoro, permettendo anche a chi non ha possibilità economiche di mettersi alla prova, oltre a creare la condizione in cui tutti i talenti avrebbero pari opportunità di emergere, o quantomeno di provare.

Manca attualmente, secondo noi, la possibilità di mettere in scena davvero quello che la creatività di un coreografo produce, e non solo quello che una compagnia si può permettere economicamente.

 

Chiaramente questo comporterebbe la costituzione di una sorta di commissione che avrebbe il compito di scegliere i progetti, e qui si apre un’altra dolorosa pagina della realtà Italiana. Cioè la totale mancanza di figure adeguate, osservatori attivi e attenti al fermento artistico del paese, mancanza di condizioni di assoluta trasparenza, condizioni di lavoro adeguate per la commissione, in ogni fase del lavoro.

Siamo convinti che si debba parlare di questo, perché se no si rischia di tenere conto solo di coloro che hanno già più possibilità di altri (ad esempio chi ha già uno spazio per provare), mentre noi pensiamo che tutti debbano avere l’opportunità di mettersi alla prova almeno una volta, perché se ad un talento non viene data nessuna occasione per misurarsi con se stesso nelle condizioni migliori, non avrà mai modo di emergere e di esprimersi, con grave perdita per tutti.

Sarebbe bene già nella discussione della legge nazionale sullo spettacolo dal vivo inserire e prevedere una regolamentazione sull’argomento, per poi parlarne nel dettaglio nelle sedi regionali.

 

Le sovvenzioni a progetto rappresentano secondo noi la linfa vitale del fermento artistico, il modo più adatto per rinnovare le energie creative e per trovare nuovi stimoli, anche per i coreografi più esperti che in questo modo potrebbero confrontarsi con le nuove realtà emergenti.

Bisogna proteggere e sostenere questa fase embrionale della vita di uno spettacolo, una fase invisibile ai più , ma fondamentale e vitale per noi che la viviamo.



Aderiscono a questo testo i danzatori, coreografi, artisti indipendenti:

 

Stefania Schiavone

Martine Bucci

Raffaella Agate

Lia Courrier

Valter Esposito

Davide Manico